Nuovo regime forfetario

La Legge di Bilancio 2019 ha esteso l'ambito di applicazione del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni.
Il nuovo limite di ricavi e compensi da attenzionare a tal fine è pari a 65.000 euro. Sebbene apparentemente vantaggioso erga omnes in realtà i potenziali contribuenti dovranno ponderare accuratamente vantaggi e svantaggi derivanti dall'applicazione del nuovo regime forfetario che può rivelarsi, in alcuni casi, addirittura fiscalmente più oneroso.
Non costituiscono più cause ostative: l'aver sostenuto spese per lavoro dipendente e assimilato oltre 5.000 euro, nel periodo precedente, né l'aver acquistato beni strumentali per un valore di oltre 20.000 euro al lordo degli ammortamenti, nel periodo precedente.
Ai sensi del comma 64 dell'articolo 1 della Legge n. 190/2014, i soggetti che applicano il regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all'ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività nella misura indicata nell'allegato n. 4 annesso alla legge 190/2014, diversificata a seconda del codice ATECO che contraddistingue l'attività esercitata.
Il reddito imponibile viene dunque definito ex lege attraverso l'applicazione ai ricavi/compensi realizzati di un coefficiente di redditività che varia a seconda dell'attività svolta. A differenza del regime ordinario, dunque, il regime forfetario non consente la deduzione analitica dei costi sostenuti per lo svolgimento dell'attività e, per tanto questo è un primo elemento da attenzionare.
Il regime forfetario non consente di beneficiare delle deduzioni e delle detrazioni fiscali stabilite ex lege aventi scopo sociale ed economico (es. detrazioni per familiare a carico, per interessi passivi su mutui abitazione principale, bonus verde, etc.). Chiaramente queste misure riducono sensibilmente il carico fiscale dei soggetti fruitori e, posto che non sono concesse in caso di applicazione del regime forfetario, bisogna tenerne debitamente conto ai fini della valutazione di convenienza.
Altro aspetto da attenzionare è quello inerente la rettifica dell'IVA ex art. 19-bis2 del DPR n. 633/72. L'art. 1 co. 61 della L. n. 190/2014 impone, all'atto dell'accesso al regime agevolato, di operare la rettifica della detrazione di cui all'art. 19-bis2 del DPR n. 633/72 per i beni e i servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati e per i beni strumentali. L'IVA relativa a beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati nonché per i beni strumentali deve essere rettificata in un'unica soluzione, senza attendere il materiale impiego degli stessi. Il versamento dell'eventuale importo a debito va operato entro il termine di versamento del saldo IVA relativo all'anno precedente, ovvero in un'unica soluzione entro il 16/03 o in max 9 rate da marzo a novembre.
Qualora il contribuente riuscisse a mantenere invariato l'ammontare totale del corrispettivo addebitato al proprio cliente (ad esempio perché quest'ultimo è un consumatore finale), si concretizzerebbe un ulteriore vantaggio per l'aderente al citato regime, in quanto la quota Iva inclusa nel corrispettivo, che con il regime ordinario quest'ultimo sarebbe obbligato a versare nelle casse dell'erario, resterebbe nelle disponibilità del medesimo in quanto ricavo e non debito d'imposta. Ciò determinerebbe un immediato innalzamento dei ricavi (pari all'aliquota Iva applicata) del contribuente che, in taluni casi, più che compenserebbe le maggiori imposte e/o i maggiori contributi Inps scaturenti dal cambio di regime.
 
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